(Coordinamento Provinciale per il Parco delle Gravine)
Preneste Anzolin, Marinella Marescotti, Valentino Valentini
Il Coordinamento Provinciale per il Parco delle Gravine di Taranto comprende Associazioni ambientaliste, quali Legambiente, WWF, LIPU, comitati locali e semplici cittadini che da lunghi anni si battono per l’istituzione del Parco, prima, e per la sua efficace ed efficiente gestione, poi.
Una lunghissima battaglia per la tutela di questo inestimabile patrimonio e per la sua valorizzazione eco-sostenibile.
Per questo abbiamo ripetutamente denunciato e torniamo a denunciare i gravi e colpevoli ritardi nel dare effettiva attuazione alla L.R. n°18/2005 istitutiva del Parco

(foto A. Sigismondi)
Il Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine” è il Parco Regionale più esteso della Puglia (circa 25.000 ettari e 14 Comuni interessati) caratterizzato dalla presenza di gravine ed aree dall’inestimabile valore paesaggistico, ambientale, naturalistico, storico, archeologico e culturale che vanta una quantità di ricchezze naturalistiche e fenomeni carsici senza pari in Europa e senza dimenticare l’enorme valore delle testimonianze della Civiltà Rupestre. Si tratta di un’area con uno straordinario patrimonio di biodiversità, con specie inserite nella Direttiva “Uccelli” 2009/147/CE, recepita dalla L.157/1992 e proprio in base alle Direttive “Uccelli” e “Habitat” e all’elevato valore naturalistico le gravine sono state definite come ZSC-ZPS “Area delle Gravine”.

Nibbio bruno nidificante (foto A. Sigismondi)

“Euphorbia arborea” rara specie delle Gravine (foto A. Sigismondi)
Ma il Parco è anche una grande risorsa per le Comunità che ricadono al suo interno, trattandosi di un grande attrattore turistico e quello del “Turismo di Natura” è uno dei settori in maggiore espansione.
Nonostante decenni di battaglie per dare alla Terra delle Gravine uno strumento legislativo e la formale istituzione del Parco con la L.R. n° 18 del 2005, il Parco è di fatto rimasto sulla carta per innegabili responsabilità della Provincia di Taranto (Ente di gestione nella fase di transizione) che, non solo non ha proceduto agli adempimenti per l’istituzione degli Organi di gestione definitivi e l’adozione del Piano pluriennale economico sociale del Parco, ma non è stata neanche capace di spendere i soldi assegnati dalla Regione e nemmeno di installare una sola tabella indicativa del Parco!
Ma gravi responsabilità sono anche della regione Puglia che ha a lungo tollerato l’inerzia, senza ricorrere ai poteri sostitutivi, pure previsti dalla sua stessa legge.
Ma in questi 20 lunghi anni di voluto immobilismo, non si sono mai fermate le azioni demolitrici degli – da sempre – oppositori del Parco, con sponde politiche trasversali in Regione e che hanno già portato a varie modifiche alla Legge, tutte volte a tutelare gli interessi dei cacciatori. Da ultima la L.R. n° 52 del 1° dicembre 2017 che – tra l’altro -stabilisce che “.. La perimetrazione del Parco deve essere rivista utilizzando confini certi, quali strade e muri a secco, al fine di tabellarla obbligatoriamente e opportunamente. Il confine va riperimetrato obbligatoriamente, sia per la zona 1 che per la zona 2, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente comma, sentiti i sindaci dei comuni interessati dal parco”.
Evidente l’obbiettivo di ridurre al nulla il Parco, attestandolo solo sulla zona 1 (che già segna in buona parte il confine esterno) su beni come boschi e solchi gravinali, già ampiamente tutelati da plurime norme.
La necessità, poi, di tabellare il Parco, che, peraltro, chiediamo da anni, non può in alcun modo essere il pretesto per riperimetrarlo in modo riduttivo! Anzi, vi sarebbe l’esigenza di inserire nuove aree di pregio inizialmente escluse ed arricchire la zona 2 che, per definizione, è quella che ospita le attività antropiche tradizionali, con l’obiettivo di valorizzarle. Non va, peraltro, dimenticato – come abbiamo già avuto modo di ricordare in passato – che le re-inclusione nell’area Parco di quelle aree di grande pregio inizialmente esclusi, come per es. quelle nei territori dei comuni di Ginosa e Laterza, contribuirebbero
in maniera decisiva ad escludere quei siti dalla CNAPI per la realizzazione del Deposito Unico Nazionale delle scorie nucleari.
Taranto e la sua provincia vivono una crisi senza precedenti, con un’economia che è stata ancorata a lungo all’industria pesante, di cui subisce le ferite su salute e ambiente.
Si dovrebbe ripensare il presente e il futuro di questo territorio, partendo da ciò che per millenni ne sono stati i punti di forza.
Il Parco non è uno strumento di conservazione assoluta del territorio, ma un mezzo per tutelarlo come luogo abitato dall’uomo e caratterizzato dalle attività compatibili con la sua vocazione. Per praticare economie alternative, occorre dare centralità alla Cultura in tutte le sue declinazioni: l’arte, l’architettura, la storia, l’archeologia, la natura, il paesaggio, la ruralità, l’agricoltura, l’artigianato, la tradizione culinaria ed enogastronomica. Taranto e la Terra delle Gravine eccelle in tutti questi aspetti.
La L.R. 52/2017 aveva introdotto anche un’altra modifica alla legge istitutiva: la gestione del Parco viene affidata a un consorzio costituito dagli Enti Locali interessati. Consorzio che si sarebbe dovuto costituire entro 60 giorni dall’approvazione della legge: di mesi ne sono passati più di 100, ma i Comuni, dopo aver spinto per questa soluzione, sono ampiamente inadempienti.
Per queste ragioni abbiamo chiesto – e chiediamo - che la Regione Puglia prenda – finalmente! -atto delle perduranti inadempienze della Provincia di Taranto (Ente di gestione transitoria del Parco), nonché del fallimento – ad oltre 8 anni dall’approvazione della L.R. 52/2017 - dell’ipotesi della gestione da affidare al “Consorzio costituito dagli enti locali interessati”, con la grave conseguenza di far permanere il Parco della Terra delle Gravine nell’immobilismo, e provveda alla nomina di un Commissario Straordinario, così come previsto dalla stessa LR n. 18/2005.
E’ appena il caso di far notare che un Commissario Straordinario, coadiuvato da strutture e professionalità della Regione e degli Enti Locali interessati, potrebbe da subito operare per l’adozione degli strumenti necessari per una concreta gestione del Parco, quali il Piano di sviluppo socio-economico ed il Regolamento, come previsti dalla normativa, snellire ed accelerare le procedure di competenza dell’Ente Parco, ponendo fine a lungaggini ed inadempienze che hanno – purtroppo – portato le popolazioni interessate a vedere il Parco più come obblighi e vincoli che come opportunità.

(foto A. Sigismondi)
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