(Antonio Mazzeo)

Nel Mezzogiorno d’Italia proliferano le installazioni militari USA e NATO di rilevanza strategica mondiale. Le basi e i centri di telecomunicazione sono in prima linea nei conflitti che insanguinano l’Europa orientale e l’Asia Occidentale. Il processo di militarizzazione dei territori ha già prodotto effetti devastanti nella società e nell’economia, contribuendo alla marginalizzazione di vaste aree, alla crisi degli spazi di partecipazione democratica e all’emigrazione forzata giovanile.  

L’Allied Joint Force Command Naples è stato attivato nel marzo 2004 nell’ambito del programma di trasformazione e potenziamento della NATO per «adattare la struttura militare alle nuove sfide operative e contrastare le minacce emergenti nel nuovo millennio» (https://jfcnaples.nato.int/page5714813).

Il processo di transizione fu formalizzato in occasione del vertice dei Capi di Stato e di Governo della NATO tenutosi a Praga nel 2002, quando fu pure decisa l’attivazione di una forza di pronto intervento (la NATO Response Force) in grado di intervenire in ogni teatro di guerra internazionale. «Fin dalla sua costituzione, il quartier generale di JFC Naples ha assunto un ruolo guida nelle missioni di difesa collettiva della NATO, nella risposta alle crisi e nella cooperazione alla sicurezza», scrivono i vertici alleati. «Esso pianifica e conduce le operazioni per scoraggiare le aggressioni, contribuire alla difesa del territorio e delle forze NATO e promuovere la stabilità nella regione euro-atlantica» (https://jfcnaples.nato.int/newsroom/news/news-archive/2025/jfc-naples-celebrates-the-alumni-recognition-event).

L’area di intervento sotto il controllo di JFC Naples è immensa: dall’Atlantico orientale fino al Mediterraneo, dai Balcani e l’Europa orientale fino all’intera Asia Occidentale: «SACEUR, il Comandante Supremo delle forze alleate in Europa può assegnare di volta in volta al Comando di Napoli aree di responsabilità funzionali per attività ed esercitazioni, e aree di interesse fuori dal territorio dell’Alleanza per monitorare e analizzare le instabilità regionali che potrebbero influenzare gli interessi della NATO» (https://jfcnaples.nato.int/page631257).

Tuttavia, oltre alla Campania e alla Sicilia, se c’è una regione d’Italia che più di altre ha sacrificato il proprio territorio alle spericolate evoluzioni dei cacciabombardieri di quinta generazione prodotti da Lockheed Martin, questa è senza alcun dubbio la Puglia. 

La base di Amendola è stata la prima ad ospitare gli F-35 dell’Aeronautica, oggi operativi con il 32° Stormo. Lo scalo foggiano è stato anche il primo ad essere utilizzato per gli atterraggi ed i test della variante degli F-35 a decollo verticale, poi destinati ad operare dalla base di Grottaglie (Taranto) o ad essere imbarcati sulle unità da guerra della Marina. Il 1° marzo 2002 ad Amendola è stato pure costituito il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati per condurre le attività con i droni in quasi tutte le più importanti missioni internazionali dell’Aeronautica. L’esperienza maturata anche in cooperazione con le forze armate israeliane ha fatto sì che il governo italiano candidasse lo scalo quale sede per la formazione dei militari europei nella conduzione dei droni.

Così come Sigonella anche Amendola è stata utilizzata per il trasferimento di sistemi d’arma alle forze armate israeliane dopo l’avvio della campagna genocida a Gaza. Secondo un recente report dei Giovani Palestinesi d’Italia e The Weapon Watch, tra il novembre 2023 e il febbraio 2024 dalla base sono partite quattro spedizioni di componenti di aeromobili destinate alle industrie aerospaziali di Israele. I trasferimenti sono stati effettuati dalle compagnie ITA Airways ed EL AL, con destinazione la base di Nevatim, centro operativo e di addestramento dei caccia F-35I.

La connessione con Israele è acclarata anche per un’altra installazione pugliese, la base navale di Brindisi: a metà dicembre 2022, il Comando della Marina e la Brigata “San Marco” hanno ospitato per attività addestrative congiunte i vertici delle Depth Corps, il corpo d’élite che opera contro le milizie di Hamas e Hezbollah. I Depth Corps sono tra le unità più attive nei raid nella Striscia di Gaza e nel sud del Libano.

A fine settembre 2025, nell’ambito della maxi-esercitazione aeronavale NATO Neptune Strike, la Brigata “San Marco” si è pure addestrata con le truppe da sbarco della Marina della Turchia. «Le attività a Brindisi hanno incluso incursioni anfibie ed elicotteristiche al fine di testare l’integrazione e la capacità di risposta di elementi navali e terrestri NATO in un ambiente multi-dominio», riporta il Joint Force Command Naples. «Le unità sono sbarcate a Torre Cavallo e nelle isole Pedagne con i veicoli anfibi e piccole imbarcazioni veloci» 

(https://jfcnaples.nato.int/newsroom/news/news-archive/2025/neptune-strike-253-strengthens-nato-maritime-response-capabilities).

Il Salento, area di incomparabile bellezza naturale e paesaggistica, si sta convertendo in un poligono addestrativo dei reparti di guerra dei paesi membri o partner della NATO. Anche i piloti della ricostituita aeronautica libica troveranno il modo di esercitarsi in questo territorio: il 25 marzo 2025, l’Aeronautica italiana e la Libyan Air Force hanno firmato un accordo tecnico per consentire ai top gun e agli istruttori di volo libici di partecipare ai corsi di addestramento alla guida dei cacciabombardieri presso il 61° Stormo di Galatina (Lecce). 

Sotto il comando del 61° Stormo opera l’International Flight Training School (IFTS), un centro internazionale per l’addestramento al volo, frutto di un accordo del 2018 tra l’Aeronautica e Leonardo SpA. La scuola di Galatina ha formato e brevettato più di 9.000 avieri appartenenti a 20 Paesi, in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Singapore. Gli “allievi” volano a bordo dei caccia-addestratori T-346A, gli stessi venduti una quindicina di anni fa alle forze armate israeliane. Presso la base salentina sono i primi nuovi velivoli T-345, anch’essi di produzione Leonardo SpA, tecnologicamente più sofisticati (https://pagineesteri.it/2025/04/22/africa/litalia-addestrera-i-piloti-militari-libici/). I salentini li vedono e li sentono sfrecciare in cielo giorno e notte, estate e inverno. Una presenza minacciosa, inquietante e insostenibile per un territorio già martoriato dal turismo selvaggio, dal petrolchimico di Brindisi e dai lavori del TAP, il gasdotto trans-adriatico proveniente dall’Azerbaigian. 


Vai al dossier per approfondire i temi della Marcia Gravina-Altamura 2026