(Gennaro Agrimi)

1. Qualità delle acque di balneazione
2. Depuratori: l’eterno imbuto della costa a nord di Molfetta
3. Il riuso delle acque in agricoltura: ancora nulla di fatto
4. Trani: l’illusione della condotta sottomarina
5. L’emergenza Alga Tossica
6. Il caso della vasca di colmata sul lungomare di Molfetta
7. Erosione costiera
8. Spiagge libere e accessibilità: Molfetta resta indietro

1. Qualità delle acque di balneazione

I dati ufficiali basati sul quadriennio 2021–2024 confermano la Puglia al vertice della classifica nazionale per il quinto anno consecutivo, con il 99,7% delle acque di balneazione giudicate eccellenti. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT), che include Bisceglie e Trani, tutti i 45 punti di campionamento approvano il mare a pieni voti.

Il quadro complessivo, però, presenta una macchia storica. L’unico tratto non eccellente di tutta la regione è quello denominato “Fogna cittadina Molfetta, 500 metri a sud”. Si tratta di un verdetto negativo che si ripete da anni nei rapporti ARPA e che accende i riflettori sui limiti del sistema depurativo locale.

2. Depuratori: l’eterno imbuto della costa a nord di Molfetta

Il tratto di costa tra Giovinazzo e Bisceglie soffre da tempo per via di una rete fognaria complessa che scarica nei pressi di Torre Calderina, sul litorale ovest di Molfetta. Questo sistema accoglie i reflui di un intero bacino che comprende Molfetta, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Corato e Bisceglie, convogliandoli verso il mare attraverso il canale Savanella.

A marzo 2026, la LAC Puglia ha denunciato un vero e proprio fiume artificiale nel canale Savanella, causato probabilmente dalla rottura di una tubazione del sistema fognario che raccoglie le acque di Ruvo e Terlizzi. Se in passato il canale allagava i campi, oggi il rischio è ancora più subdolo: gran parte dell’acqua sta filtrando direttamente nella falda acquifera. Il collettore che dovrebbe unire i depuratori della zona è pronto ma non è ancora pienamente operativo, mentre la condotta sottomarina di Torre Calderina, progettata per allontanare gli scarichi dalla riva, è ferma al palo. Nonostante l’Autorità Idrica Pugliese abbia approvato il progetto definitivo, i cantieri non sono mai partiti.

3. Il riuso delle acque in agricoltura: ancora nulla di fatto

In un territorio colpito da una crisi idrica cronica, riciclare le acque reflue per l’irrigazione dei campi sarebbe fondamentale. Eppure, l’ultimo monitoraggio della Regione Puglia descrive uno scenario desolante. Tra i sistemi di riutilizzo che vedranno la luce solo dopo il 2026 ci sono proprio quelli di Andria, Trani, Molfetta e Bisceglie, tutti ancora senza una data di partenza certa.

Al momento, i reflui depurati di queste città finiscono dritti in mare o nei canali di scarico. Anche se a Molfetta e Bisceglie gli impianti di affinamento sono stati parzialmente finanziati e realizzati, restano spenti o fortemente sottoutilizzati. Ogni metro cubo di acqua sprecato rappresenta un doppio danno: toglie risorse all’agricoltura e aumenta l’inquinamento della costa.

4. Trani: l’illusione della condotta sottomarina

Trani trascina da anni il peso di una vicenda giudiziaria infinita. La condotta sottomarina, finanziata addirittura nel 2001, è passata attraverso sequestri, processi e lavori mai eseguiti a regola d’arte. Anche se il depuratore è stato potenziato nel 2017, la condotta non è ancora attiva.

Le istituzioni continuano a spingere per il completamento dell’opera, sostenendo che risolverebbe i problemi estivi della balneazione. In realtà, la condotta sottomarina non è una soluzione ecologica né una cura per l’ambiente: si limita semplicemente ad allontanare i reflui dalla spiaggia, spostando l’inquinamento più al largo e nascondendolo alla vista dei bagnanti, senza risolvere alla radice il problema della depurazione.

5. L’emergenza Alga Tossica

I report dell’ARPA Puglia confermano che le coste rocciose a nord di Bari sono le più colpite dalle fioriture di Ostreopsis ovata. Questa microalga prolifera con il caldo, l’acqua calma e i lunghi periodi di alta pressione.

Nell’estate 2025 si sono toccati picchi preoccupanti tra Giovinazzo e Molfetta. A Giovinazzo, nei pressi dell’Hotel Riva del Sole, i monitoraggi hanno fatto scattare il “bollino rosso” con ben 208.408 cellule per litro. Situazione critica (bandiera arancione) anche alla Prima Cala di Molfetta. L’alga non si vede a occhio nudo, ma i venti costieri possono sollevare un aerosol marino capace di causare irritazioni alla pelle e problemi respiratori a bagnanti e residenti.

6. Il caso della vasca di colmata sul lungomare di Molfetta

È il tema caldo che sta accendendo il dibattito pubblico sul litorale molfettese. Il progetto prevede la realizzazione di una maxi-struttura di 760 metri di lunghezza per 40 di larghezza sul lungomare Marcantonio Colonna. L’obiettivo è stoccare i fanghi di dragaggio del porto, all’interno di un appalto che supera i 12 milioni di euro.

La protesta è forte: il coordinamento civico e il Forum Ambientalista hanno presentato un esposto alla Procura per chiedere il blocco dei provvedimenti in autotutela, portando i magistrati ad acquisire le carte in Comune. Se per i comitati cittadini si tratta di una vera e propria discarica sul mare, l’amministrazione comunale difende l’opera considerandola vitale per lo sviluppo del porto. La partita giuridica e sociale è apertissima.

7. Erosione costiera

La Città Metropolitana di Bari ha appena aperto i termini per presentare i progetti di mitigazione del rischio erosione, mettendo sul tavolo oltre 4,1 milioni di euro di fondi regionali FESR 2021–2027. I fondi toccheranno diversi comuni, tra cui Bari, Giovinazzo, Molfetta, Mola, Monopoli e Polignano. La situazione è visibile a occhio nudo, specialmente a Giovinazzo, dove alcune spiagge di ciottoli si sono drasticamente ridotte o sono ormai scomparse.

8. Spiagge libere e accessibilità: Molfetta resta indietro

L’ordinanza balneare della Regione Puglia parla chiaro: i comuni devono garantire la pulizia, i servizi minimi e l’accesso al mare per le persone con disabilità. Nonostante le regole, le spiagge libere molfettesi si trovano spesso in condizioni di abbandono, senza pedane praticabili o servizi basilari. Il problema di fondo è che il Comune di Molfetta non si è ancora dotato di un Piano Comunale delle Coste, lo strumento urbanistico necessario a regolamentare e riqualificare l’accesso pubblico al mare.


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