(Enzo Ciprezzi - LIPU Puglia e  Basilicata)

La recente conversione del DL 175/2025 in Legge n.4 del 2026, che va a definire ulteriormente il D. Lgs 190/2024 (attuale riferimento in materia di autorizzazioni di impianti rinnovabili) è il rocambolesco punto di arrivo di una stratificazione normativa “al ribasso” su questo tema. Questa stratificazione, già disastrosa e ultra decennale, ha assunto livelli caotici oltre ogni ragionevolezza in cui le diffide e ricorsi degli studi legali delle società hanno potuto avere spesso buon gioco nello tsunami di istanze presentate.

In tale dinamica si registra un momento esponenziale con il D.Lgs 199/2021 (da cui prende forma l’odierna legge 4/26). Questo provvedimento aveva (ulteriormente) deregolamentato lo scenario introducendo una serie di “aree idoneeope legis , aree cioè potenzialmente svincolate dalle tutele ordinarie e facilmente passibili quindi di ospitare insediamenti energetici da fonte rinnovabile e relative opere accessorie, e dove le Regioni non potrebbero apporre vincoli interdittivi, in spregio alle pianificazioni territoriali regionali, ad eccezione solo di alcune fattispecie di vincoli nazionali secondo il Codice dei BBCC e del Paesaggio, nonché una breve fascia di rispetto.

Questa ed altre deregolamentazioni introdotte con quel D.Lgs 199/2021, nell’intenzione del legislatore avrebbero dovuto durare 6 mesi, fino all’emanazione di un successivo provvedimento finalizzato a identificare obiettivi di capacità di impianto “aggiuntivi” a scala regionale al 2030 e quindi criteri entro cui sviluppare una classificazione territoriale e un perimetro normativo entro cui le regioni avrebbero definito ulteriori aree idonee per conseguire quei target. Quindi una finestra pericolosa, soprattutto per le regioni meridionali già sotto aggressione che non ne avevano proprio bisogno, ma di durata limitata.

Questo delirante contesto, in ossequio al mantra ingannevole della lobby secondo cui “le rinnovabili sono bloccate”, che “bisogna fare presto”, ecc, ha favorito l’esplosione di pretese “legali” delle società energetiche da rinnovabili sulla mole gigantesca di procedimenti in crescita esponenziale da anni, a scapito della partecipazione democratica ai processi di pianificazione, di fatto compressi e annullati. Ovvio che nelle more di una successiva norma che anche solo ipoteticamente potesse rischiare di stabilire regole dignitose, le società si sono precipitate ancor più a presentare istanze speculative: in Puglia una roulette russa di oltre 92.000 MW di nuove istanze a fronte dei 7387 MW di nuova capacità da insediare rispetto al 2020 ed entro il 2030 ! 

Non solo: il carattere temporaneo (6 mesi) di quella deregolamentazione introdotta nel 2021 è stato incredibilmente dilatato da una serie di ritardi, ricorsi, ostruzionismi e contestazioni da parte delle società con la pretesa che alcun margine di manovra fosse concesso alle regioni e men che meno la identificazione di aree Non Idonee, flebile baluardo della pianificazione, che la Puglia aveva già identificato con il RR 24/2010 promosso dalla allora assessora Angela Barbanente.

I 6 mesi son diventati 4 anni ! Fino al DL 175/25 di alcuni mesi fa . Che però, la conversione nella legge 4/2026 ha trasformato in una sanatoria !! 

In vista della conversione le associazioni “realiste” (Amici della Terra, Lipu, Italia Nostra …) benché puntualmente non invitate in audizione, avevano ugualmente inviato con una forzatura le proprie osservazioni alla preposta Commissione al Senato. Ma qui il Governo ponendo la fiducia ha accantonato tutti gli emendamenti presentati (per quanto alcuni peggiorativi, di maggioranza e… opposizione!), modificando solo in piccola parte il testo: mantenendo solo alcune risibili migliorie presenti senza apportarne ulteriori come invocate, introducendo formule più rigorose per l’interpretazione dell’Agrivoltaico … MA…… 

con una disposizione transitoria grazie alla quale tutte le istanze avviate prima, si concluderanno con la (più sbracata) norma previgente. 

Giova ricordare che le “aree idonee” non rappresentano una fattispecie esclusiva di aree in cui realizzare impianti, bensì aree con norme di favore IN AGGIUNTA a quelle “ordinarie” dove comunque rimane possibile presentare progetti. Si è quindi giocato su un vergognoso equivoco per mantenere estesissimi ambiti di favore per tali insediamenti, del tutto sproporzionati anche rispetto alle necessità di conseguimento dei target. 

L’obiettivo è chiaro: cercare di mantenere un “favor” strumentale nei confronti delle rinnovabili, da parte di legislatori e Autorità autorizzative, continuando a starnazzare un falso regime restrittivo delle autorizzazioni e il rischio di mancato raggiungimento degli obiettivi 2030. Una bufala ! 

Eppure il “favor” per le rinnovabili non dovrebbe essere assoluto ma dovrebbe essere commisurato – almeno ! – rispetto al livello di realizzazioni e autorizzazioni conseguite, se non di saturazione territoriale, come per altro converge la giurisprudenza.

Per contro, a conforto di una politica di contenimento degli insediamenti energetici nelle aree rurali, l’ISPRA, nei suoi rapporti scientifici finalizzati al monitoraggio e alla preservazione del territorio dalla pericolosa dinamica di consumo di suolo, calcola (2023) che ulteriori 73 - 96 GW fotovoltaici possono essere installati sulle urbanizzazioni esistenti, affermando che a questa potenza si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, ecc. Già questo basterebbe a superare gli obiettivi di rinnovabili aggiuntive a scala nazionale al 2030 (80 GW di capacità).

Affinando l’analisi, nel Rapporto 2025 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici (pagg.160-165) ISPRA evidenzia la preoccupante dinamica di insediamento di fotovoltaico (e agrivoltaico) sui suoli agricoli riportando la cartografia del Paese con la densità di suolo occupato di impianti (pag. 136) in cui la Puglia assume un visibile primato decisamente poco edificante. Sul punto ISPRA conclude che “sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 79 e 104 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessiva previsto dal PNIEC al 2030. In generale, data la vasta disponibilità di superfici a minore impatto ambientale, si potrebbe formulare un mix di localizzazioni che risponde alle esigenze energetiche senza consumo di suolo.”.

Declinando l’indagine a scala locale, in altri documenti ISPRA ha anche individuato gli stessi dati a scala regionale: per la sola Puglia oltre 7 GW di potenza fotovoltaica installabili senza consumo di suolo agricolo. Praticamente quasi la potenza aggiuntiva richiesta come obiettivo al 2030.

Invece, dal monitoraggio ufficiale PNIEC di cui al sito omonimo le autorizzazioni rilasciate in Puglia per Eolico, FV o AGV risultano aver già abbondantemente superato il target 2030. E senza contare almeno 2500 MW di offshore già con VIA ministeriale positiva. Di questo autorizzato, oltre 2300 MW sono riconducibili a PAS comunali, quindi cosiddetti “piccoli” impianti avulsi da valutazioni ambientali, di cui però la politica pugliese ha elevato la soglia fino a 1 MW ovvero 100 m di h. per l’eolico o 1,5 Ha per il FV.

 

A parte l’indigestione territoriale ancor più devastante quando questa follia sarà realizzata ma... dal punto di vista energetico - finanziario, questa ulteriore capacità debordante porterà solo a una esasperazione della ingestibilità energetica di fonti che producono (o non) quando vogliono loro, con buona pace di batterie tutt’altro che miracolose, e di conseguenza insostenibili oneri di sistema sulle bollette, a dispetto di un’altra debordante falsità, dimostrabile in maniera ineccepibile, secondo cui più rinnovabili = bollette meno costose.

Gli impianti realizzati non solo hanno già massivamente occupato, frammentato e degradato territori vastissimi ma territori ancora più estesi sono stati ipotecati da un fiume di silenziose autorizzazioni, in forza di procedure autorizzative ormai del tutto prive di significato valutativo e dal mero carattere notarile, di pianificazioni del tutto inesistenti e di una serie infinita di deregolamentazioni via via stratificatasi negli ultimi 15 anni in spregio alle più elementari forme di rispetto e dialogo con i territori.

A quanto realizzato e a quanto già autorizzato, in attesa di essere realizzato, si aggiunge il volume gigantesco e caoticamente ingestito di istanze in iter procedurale, per di più depositato su più canali autorizzativi nazionali e locali, avulsi tra loro. Infatti :

  • Sul territorio regionale confluiscono richieste di autorizzazione per impianti da fonti rinnovabili sottoposte a procedimenti di competenza ministeriale;
  • regionale ma delegata alle Province (a meno che ricadano in due province o anche in un’altra regione); 
  • comunale, con semplice comunicazione in regime di edilizia libera (PAS). Riguardano piccole potenze che però in Puglia (LR n.37/2023) sono state improvvidamente elevate a soglie fino a 1 MW sui terreni agricoli (eolico da 100m di h. e FV esteso 1,5 Ha).
  • Inoltre, nelle more delle nuove norme nazionali in arrivo, in via transitoria sono individuate talune “aree idonee” in cui poter realizzare con la PAS anche grandi impianti.
  • Queste procedure sono avulse tra loro: non esiste alcuna concertazione tra i diversi livelli autorizzativi. 
  • Ancora, pur in presenza di pareri negativi delle Soprintendenze o della Regione stessa, il Consiglio dei Ministri, può imporre comunque le autorizzazioni ambientali (VIA). E’ accaduto sistematicamente e periodicamente dal Governo Draghi e ancor più con quello Meloni. Tale dinamica perdura, con nuovi giganteschi impianti imposti anche di recente senza che la Regione abbia sentito il dovere etico e morale di intervenire pubblicamente.
  • Si aggiungono poi, perfino i progetti respinti con dinieghi maldestri e quindi rimessi in carreggiata tramite ricorsi al TAR da parte delle società energetiche e relative sentenze.
  • Malgrado chiesta da anni, non esiste una anagrafe nazionale o regionale degli impianti realizzati e autorizzati. Ciò impedisce una valutazione efficace degli impatti cumulativi, che comunque non viene nemmeno ricercata dagli enti preoposti, umiliando la trasparenza e il controllo sociale. Ogni Ente valuta il “suo” progetto. 
  • Impianti di nuova generazione di dimensioni imponenti (turbine da 7 MW alte 230 m, fotovoltaico su centinaia di ettari, di per sé intollerabili in qualunque contesto) vengono localizzati anche in prossimità o all’interno delle aree buffer di aree protette o siti di pregio. Come se non bastasse vengono realizzate centrali a biomasse con enormi strutture industriali in cemento armato, anche queste, nel bel mezzo delle aree agricole compromettendone per sempre l’omogeneità territoriale.
  • Si aggiungono gravose opere accessorie al servizio di tali impianti nel bel mezzo del paesaggio agrario: sempre più stazioni elettriche estese come quartieri, piste e strade, sempre più elettrodotti. Tali opere stanno per intensificarsi pesantemente per la connessione di ulteriori impianti off-shore senza una dignitosa valutazione ambientale (es. elettrodotti aerei per decine di km dalla costa all’entroterra fino alle stazioni elettriche 
  • Infine da alcuni anni sono state e continuano ad essere autorizzate distese di container di batterie (BESS), senza alcuna forma di valutazione ambientale poiché…. la normativa sulla VIA semplicemente non contempla tali progetti e nessun politico o amministratore pone seriamente il problema 

Quanto sopra è inconfutabile, già banalmente prendendo atto dei report di Terna sulle istanze di connessione che evidenziano la titanica sproporzione tra istanze di connessione per nuovi progetti (solo quelli dai 10 MW in su) e quello che dovrebbe essere l’obiettivo di capacità al 2030 o delle cartografie degli effetti cumulativi sempre più evidenti redatte dalle Soprintendenze (vedasi immagine a seguire);

 

Mappa FER Puglia, gennaio 2024. Fonte MIC -Soprintendenza

 

o delle banche dati su sistema Maps redatte in autonomia da portatori di interesse collettivo, ad esempio sulla concentrazione incredibile delle sole macchine eoliche realizzate (in Puglia e Basilicata) https://www.lipucapitanata.it/documenti/wind-towers-map/, stante la incredibile mancanza di una anagrafe di ogni singolo impianto sul territorio (e magari comprensiva di riferimenti tecnici e autorizzativi).

La dinamica da far west è ampiamente tangibile e denunciata da anni. Oggi è certificata (purtroppo tardivamente), dal monitoraggio di cui alla piattaforma del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) https://www.pniecmonitoraggio.it/ e segnatamente dallo stato di avanzamento delle autorizzazioni con evidenze sconcertanti https://www.pniecmonitoraggio.it/Dimensioni/rinnovabili/FER%20Elettriche/Pagine/Autorizzazioni.aspx#via per quanto tale dato difetti di una carenza per titoli autorizzativi non pubblicati sui BUR regionali nei primi anni e un monitoraggio partito tardivamente.

Ebbene, ci sono regioni del sud che hanno già oggi raggiunto una debordante ipoteca di autorizzazioni rispetto alla capacità di potenza prevista al 2030 di cui alla tabella del DL in questione. Si assiste in pratica a un madornale equivoco tra impianti di cui si continua a invocare la “realizzazione” e la mole di impianti che continuano a conseguire le “autorizzazioni”, in attesa dei soli incentivi. Una bomba a orologeria !

La Puglia rispetto al target 2030 di 7387 MW aggiuntivi da “realizzare” ha già ampiamente superato tale obiettivo con le migliaia di MW già “autorizzati”. A questi si devono aggiungere almeno 2500 MW di eolico offshore sul mare pugliese non ancora autorizzati formalmente dal Ministero ma che hanno già conseguito la VIA positiva, preludio alla autorizzazione in arrivo.

Considerando tutta la capacità oggi in esercizio (realizzata prima e dopo il 2020, soglia temporale oltre la quale è conteggiato il target “aggiuntivo) risultano circa 8271 MW installati, di cui ben 4158 nella sola Capitanata, dove l’Ente Provincia di Foggia ha da tempo mostrato una drammatica genuflessione a questa dinamica, a differenza di altre province pugliesi.

La ciliegina sulla torta è il recente progetto di elettrodotto in gran parte sottomarino, Foggia – Forlì che a fronte di una spesa di 3,8 MLD verrebbe realizzato per mitigare i picchi ingestibili di produzione elettrica fino a una potenza di 2100 MW, veicolando l’energia dalla Puglia al nord Italia. Un progetto che favorirebbe ulteriori progetti fino alla saturazione territoriale, che sta prendendo a pesci in faccia la Puglia, senza che gli amministratori pugliesi abbiano proferito parola, se non balbettando per invocare royalties. 

A fronte di tale scenario la Legge 4/2026 di conversione non contempla più le Aree Non Idonee, rimaste tuttavia previste e “in sospeso” nella Legge delega n.53 del 22.04.2021 (art.5 comma 1).

Tutto evaporato, in favore delle sole Aree idonee declinate secondo i desiderata delle società energetiche. In assenza di una azione decisa, anche le Aree Non Idonee pugliesi con il RR 24 del 2010, sono in piena aggressione e rischiano di essere spazzate via.

Intanto, la Regione è chiamata a legiferare in materia sulle “ulteriori” aree idonee come previsto dal quadro normativo anzi delineato, ciò non di meno potendo , nell’occasione, cercare di inserire qualche norma contenitiva – per quanto tardiva - a fronte delle istanze aggressive delle aziende energetiche. 

Sarebbe ora che la nuova Giunta Decaro ponesse la questione come prioritaria nell’agenda di governo per salvare qualche zolla di terreno, ponendo fine alla ultradecennale politica del soprammobile. Altrimenti si può celebrare il funerale al territorio pugliese in via definitiva, per effetto della saturazione territoriale in corso.

Regione Umbria, pur non avendo (ancora) una situazione di aggressione totalizzante come quella pugliese), a dispetto del perimetro normativo nazionale ha inteso identificare ugualmente la disciplina delle Aree Non Idonee ai sensi delle vecchie Linee Guida di cui al DM 10.09.2010,

Dalla Regione Emilia Romagna si sono sollevati sindaci e amministratori regionali contro un impianto (uno!) sui crinali, arrivando fino al ministero presieduto da Fratin.

La governatrice sarda Todde è in aperta vertenza contro il governo rivendicando il diritto dovere alla pianificazione ponderata del territorio regionale 

In uno degli ultimi Consigli dei Ministri, ennesimo profluvio di provvedimenti favorevoli a progetti energetici da rinnovabili ricadenti in Puglia, per imporre detti progetti “superando” i pareri negativi delle soprintendenze. Uno di questi ricadente nel viterbese (pure martoriato). Tuttavia il governatore del Lazio, Rocca, ha veemente contestato il provvedimento governativo… che dopo qualche giorno è stato ritirato!

In Puglia? Si continua ad assistere ad una Regione che a tutt’oggi non ha ancora emanato una norma contenitiva o almeno abbia rimosso qualche deregolamentazione regionale improvvidamente emanata in passato. Non ha nemmeno fatto un solo ricorso (uno!) contro almeno uno delle decine di progetti “imposti” dal Governo , né ha mai proferito parola o invocato un incontro con il ministro all’ambiente.


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