(Giovanni Capurso)
Gli Inizi: il contesto della Guerra Fredda (1959-1963)
La prima Marcia della Pace si tenne la domenica del 13 gennaio 1963 ad Altamura.
La manifestazione vide la partecipazione di migliaia di persone che giunsero ad Altamura con numerosi autobus da molte località della Puglia e della Lucania. La mattina di domenica del 13 gennaio, dopo aver percorso nel freddo le vie cittadine, con la presenza di molti giovani e anche di bambini, un nutrito e vivace corteo riempì la Piazza Zanardelli, dove fu allestito un palco per gli oratori. Tra questi Tommaso Fiore e il prof. Canfora. Furono letti vari messaggi tra cui quello di Carlo Levi (che doveva essere uno dei relatori ufficiali), di Aldo Capitini e di Bertrand Russell (in Piero Castoro, La murgia nella guerra fredda: dalle basi missilistiche agli itinerari della pace, Torre di Nebbia ed., 2010).
In un periodo storico segnato dalla Guerra Fredda, la Murgia venne posta al centro di progetti militari che prevedevano l’installazione di basi missilistiche nella zona. L’iniziativa ebbe un’eco straordinaria, portando in piazza migliaia di cittadini e contadini che sfidarono il freddo per chiedere che l’Alta Murgia fosse un luogo di lavoro, cultura e pace e non un avamposto di guerra.
La lotta negli Anni ’80 e la nascita del Parco dell’Alta Murgia
Dopo una pausa negli anni ’70, la marcia venne rilanciata prepotentemente negli anni ’80.
Il 1985 segnò una data cruciale: una nuova grande marcia fu organizzata per protestare contro l’insediamento di tre poligoni di tiro militari permanenti sul territorio.

Questo slancio civico non si limitò alla protesta, ma mise le basi per una proposta lungimirante: la trasformazione dell’Alta Murgia in un’area protetta. La mobilitazione popolare, che vide tra gli animatori anche i Comitati per la Pace, sfociò in una grande “Marcia della Pace” che si tenne il 14 dicembre del 1985 da Gravina ad Altamura con la partecipazione di alcuni sindaci dell’area murgiana (Gravina, Altamura, Poggiorsini, Ruvo, Corato, Molfetta) e oltre a 26 consiglieri regionali. Durante il corteo gli attivisti chiesero la revoca della delibera regionale n. 400 del 23 febbraio 1983 sui poligoni militari permanenti. Si chiese inoltre anche la riacquisizione del Bosco di Gravina, già sede dei missili nucleari Polaris, perché venisse destinato a “Parco della Pace” e che ci si oppose allo schieramento di cacciabombardieri con armamento nucleare (F16) negli aeroporti pugliesi.
La mobilitazione del movimento pacifista pugliese, raccogliendo l’adesione di un vasto schieramento trasversale formato da associazioni di base, antimilitaristi, sindacati e forze politiche, continuò a chiedere con forza l’abrogazione della delibera regionale prospettando un futuro di pace e di lavoro per l’Alta Murgia.
Tale impegno proseguì con la realizzazione di una nuova marcia Gravina-Altamura il 19 dicembre 1987, organizzata dal Coordinamento contro la Militarizzazione e per lo Sviluppo dell’Alta Murgia. L’appello di convocazione, sottoscritto da una sessantina di personalità del mondo della cultura, del lavoro, delle istituzioni e dell’associazionismo, ribadiva l’opposizione al ruolo di avamposto militare che si volveva imporre alla Puglia, sacrificandone le potenzialità di sviluppo economico e sociale. Nel corso della manifestazione, cui parteciparono più di seimila persone, venne diffuso un documento dei vescovi della Metropolia di Bari “Terra di Bari, Terra di Pace”, che chiedeva “per questa già povera terra trattori e non carri armati, granai e non arsenali, sviluppo e non armi”.

La manifestazione, tuttavia, riuscì a congelare l’esproprio ma non ad abrogare la delibera regionale. In piena guerra contro l’Iraq, le esercitazioni continuarono indisturbate in tutti i poligoni della Murgia.
Da quel momento in poi l’impegno dei Comitati territoriali dell’Alta Murgia (CAM) consistette principalmente nel cercare di individuare le linee di un progetto di sviluppo eco-compatibile in grado di rispondere alle esigenze di tutela del territorio e alla vocazione di pace delle popolazioni che lo abitano.

la Marcia del 19 dicembre 1987

La marcia dell'8 novembre 2003

la marcia del 14 maggio 2005
Il Millennio e la tradizione della Pace
Negli anni 2000 la marcia è tornata a farsi sentire a gran voce per respingere il degrado ambientale, l’illegalità diffusa (con il caso definito “Murgia avvelenata”), i progetti di nuclearizzazione e la costante presenza di poligoni di tiro.
Il Comitato dell’Alta Murgia (CAM e e il Centro Studi Torre di Nebbia) per l’8 novembre 2003 e il 14 maggio 2005 organizzarono altre due grandi Marce Gravina - Altamura con la partecipazione di diverse migliaia di persone.


In quegli anni, la lunghezza del percorso è stata fissata a circa 14 km lungo la Strada Statale 96 (chiusa al traffico per l’occasione), con partenza dalla Villa Comunale di Gravina e arrivo ad Altamura. Negli ultimi anni, la manifestazione si è fortemente intrecciata con i grandi appelli della Chiesa Cattolica e di movimenti come Pax Christi. Edizioni recenti – come quella significativa del 19 marzo 2022, in occasione dell’inizio della guerra in Ucraina, e le successive marce nazionali – hanno visto convergere i cortei presso il “Campo 65”, ex campo di prigionia e luogo di memoria storica. Questi eventi hanno unito associazioni laiche, enti religiosi (come la Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti) e l’ANPI, per ribadire a gran voce il no a ogni forma di conflitto.
La Marcia oggi: simbolo di identità murgiana
Dagli inizi pionieristici di Tommaso Fiore fino alle recenti mobilitazioni per la Giornata Mondiale della Pace, la Marcia Gravina-Altamura è rimasta fedele al suo DNA: essere la voce del “popolo della pace” e un’occasione per riscoprire a piedi lo straordinario paesaggio murgiano.
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“TORRE DI NEBBIA. La rabbia dei poveri e il disgusto di Dio”, Luce e Vita, Anno 61, n. 5, 2 febbraio 1986, p. 3. Si veda anche Tra slogan e canti la marcia della pace, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 15 dicembre 1985.
Una marcia per la pace sulla Murgia - Gazzetta del Mezzogiorno e Marcia in diretta sulle radio Pugliese: ‘Ci sarò anch’ io’ - la Repubblica.it
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