(Contributo del Comitato di Consultazione Popolare di Gravina in Puglia)

La vicenda della individuazione del sito dove allocare il Deposito Nazionale di scorie radioattive sembra recentemente essersi spenta sotto i riflettori mediatici: è evidente la volontà dell’attuale Governo di affossare le legittime rivendicazioni dei territori, specie quello appulo-lucano, che chiede con forza di rivedere la scelta a fronte del grande valore paesaggistico e ambientale che possiede. La strategia politica di questo Governo procede in maniera silenziosa, senza notizie eclatanti proprio per non destare interesse nei cittadini e per tenere tutto all’oscuro. 

Siamo difronte ad una posizione prettamente elettorale destinata ad andare avanti in sordina. 

Quando nel 2021 si matrializzò la scelta della Sogin per impiantare il Deposito Nazionale di scorie radioattive, non eravamo pronti a immaginare che il nostro Bosco Difesa Grande, sito di importanza Comunitaria, potesse essere messo in serio pericolo da una opzione cosi scellerata. 

Il Comitato di Consultazione Popolare di Gravina nasce nello stesso anno, da un grido di allarme della popolazione per rivendicare il grande valore del bosco e della piana di Zingariello, scrigni di biodiversità. Il sito, denominato molto asetticamente BA 5, ricade interamente nel territorio di Gravina, in adiacenza al nostro “Bosco Difesa Grande”, in barba a tutte le più elementari precauzioni di tutela di un’area molto importante dal punto di vista ambientale!

Il Comitato di Gravina è un caso abbastanza raro in quanto è costituito da una rete di associazioni ambientaliste, giovanili, culturali, organizzazioni sindacali, forze professionali e di promozione del territorio intenzionate a stimolare una discussione cittadina e fare sinergia con l’amministrazione comunale e con le varie istituzioni, per la compilazione delle osservazioni da presentare al ministero.

L’intendo è stato quello di ragionare seriamente sul tema della discarica di scorie radioattive individuata sul nostro territorio senza “avvallare” proteste NIMBY (Not In My Back Yard, letteralmente “Non nel mio cortile sul retro”) o prese di posizione “a prescindere”, andando a motivate tecnicamente la nostra contrarietà.

Infatti nello stesso anno fu pubblicata la Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) redatta dalla società Sogin che indicava ben 17 aree tra Puglia e Basilicata. Queste due regioni pur non avendo mai posseduto centrali nucleari potrebbero essere scelte per ospitare il sito unico di stoccaggio di rifiuti nucleari in danno al loro patrimonio ambientale e paesaggistico! 

Dopo la pubblicazione della CNAPI (Carta delle aree potenzialmente idonee) la Sogin pubblica la CNAI (Carta delle aree idonee) passando da 67 aree a 51, senza specificare le motivazioni tecniche, instillando il dubbio che tutto il lavoro svolto dal Comitato di Gravina, in sinergia e collaborazione con tutte le realtà associazionistiche e di categorie del territorio, non sia stato preso in considerazione da Sogin S.p.a.

La faccenda si è fatta più tecnica, burocratica e questo ha indotto molti cittadini a perdere l’interesse sulla questione non avendo gli strumenti a disposizione per opporsi, non potendo esprimere un giudizio e/o un parere tecnico. 

Come sappiamo l’Italia è chiamata a rispettare le norme europee in materia di nucleare, in particolare la DIRETTIVA DEL CONSIGLIO 2011/70/EURATOM del 19 luglio 2011 - Istituzione di un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, che stabilisce come lo smaltimento dei rifiuti a bassa e media attività deve essere eseguito in strutture in superficie. Nel deposito di superficie saranno stoccati circa 84.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni. 

Invece la direttiva prevede che lo smaltimento di rifiuti ad alta attività (quella dei vecchi reattori delle centrali nucleari italiane) deve essere fatta in strutture geologiche profonde. 

Purtroppo SOGIN ha deciso che nel Deposito Nazionale sarà compreso anche il Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA), per allocare rifiuti di lungo periodo (circa 14.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività) provenienti dallo smantellamento delle centrali nucleari italiane che la cui radioattività decade dopo migliaia di anni. 

In buona sostanza la Sogin S.p.a. non intende rispettare le prescrizioni della Comunità Europea, anzi ha dichiarato di stoccare in maniera provvisoria i rifiuti ad alta intensità nel deposito superficiale che si sta individuando.

È chiaro che la scelta di questo Governo nasconde la volontà di ricomprendere il Deposito Nazionale nel ciclo sistemico di un ritorno al nucleare in Italia.

Oggi siamo difronte ad un bivio non indifferente: è in corso presso il ministero la procedura di VAS (fase di scoping) che ha accolto, sino ad ora, più di 70 osservazioni da tutti i territori coinvolti. Per quanto riguarda i siti ricompresi nell’area murgiana, nella VAS è inclusa la vicenda, avvenuta in data 9 settembre 2024, della recente costituzione del Geoparco Mondiale UNESCO che interessa appunto l’area dell’Alta Murgia e delle Premurge. La perimetrazione del Global Geopark-Murgeopark comprende anche le aree contigue dell’area murgiana e il territorio del Comune di Gravina in Puglia che rientra interamente nel riconosciuto Geoparco. 

Pertanto ad oggi il criterio CE11 – criterio di esclusione – della Guida Tecnica n. 29 dell’ISPRA (oggi ISIN) che recita “Sono quelle aree ove sono presenti paesaggi, habitat e specie animali e vegetali tutelati: parchi nazionali, regionali e interregionali, riserve naturali statali e regionali, oasi naturali, geoparchi, Siti di Importanza Comunitaria (SIC), Zone di Protezione Speciale (ZPS) e zone umide identificate in attuazione della Convenzione di Ramsar”, risulta “non verificato” per il sito BA 5 individuato nella CNAI.

E ancora: recentemente, lo scorso 27 luglio 2024, la “Via Appia Regina Viarum” è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, durante la 46°sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, a New Delhi in India; l’individuazione UNESCO riguarderebbe il sito di Gravina (Stazio sulla via Appia detta “Silvium” negli itinerari antichi) e il tratto ricadente nel Comune di Altamura riconosciuto da parte del MiC. Un ulteriore criterio di esclusione di cui la VAS dovrebbe prendere atto.

Ricordiamo che recentemente, nell’ultimo Consiglio Comunale, con nostro grande stupore, abbiamo appreso che in data 10 aprile 2024 c’è stata una corrispondenza tra la segreteria del Ministero dell’Ambiente e il Comune di Gravina in Puglia sulla vicenda del deposito nazionale di scorie radioattive: un fatto nuovo ed inedito per il quale il Comitato ha subito chiesto chiarimenti. La missiva informava dell’avvenuta acquisizione da parte della Direzione Generale degli atti della deliberazione del Consiglio monotematico tenutosi il 2 marzo 2024 a Gravina e chiedeva di poter prendere nuovamente parte al processo decisionale presentando ulteriori osservazioni prima della approvazione della CNAI a seguito del procedimento della VAS. Segnali che ci hanno preoccupato ma che allo stesso tempo ci hanno dato l’occasione per riaccendere l’attenzione sulla questione e per ribadire la disponibilità del Comitato ad una piena e responsabile collaborazione con l’amministrazione locale, tenuto conto che le notizie giunte dal Ministero ci sembrano pertanto molto allarmanti in quanto la lettera rimanda all’idea di una maggiore interesse sul nostro Comune.

Il Comitato di Gravina ribadisce la propria contrarietà in quanto troviamo ingiusto che sia stata presa in considerazione il sito BA 5 in prossimità di un’area di alto valore ambientale ed ecosistemico, a ridosso di un’area tutelata dalla rete Natura 2000 e cioè il sito SIC Bosco Difesa Grande. Parliamo di un ambito di pregio naturalistico e con evidenti valenze antropiche!!!

Le ingiustizie che si stanno perpetrando, purtroppo messe nere su bianco, sono molteplici:

  • troviamo ingiusto che a pagare sia sempre il sud e la quota di territorio paesaggisticamente più qualificata del nostro paese!
  • troviamo ingiusto che paghi la nostra murgia intesa sempre come “area interna” e mai al centro di un progetto territoriale qualificante!! Murgia non vuol dire area sfortuna!!
  • troviamo ingiusto pensare che proprio le caratteristiche geologiche della nostra terra fatta di argilla, materiale che è servita a modellare antichi suppellettili di eccelsa qualità, greci e romani, possa essere il motivo principale della scelta! 
  • troviamo ingiusto che a pagare sia il nostro Bosco Difesa Grande, già razziato negli ultimi anni da incendi devastanti e da aggressioni antropiche!!
  • troviamo ingiusto che paghi un’area agricola di pregio, la località Zingariello, purtroppo aggredita in questi ultimi anni da speculatori di energia rinnovabile tra cui spiccano campi fotovoltaici per decine di ettari e progetti di pale eoliche, ma che conserva attraverso le masserie antiche, le piscine, i fienili, i pozzi e le architetture antiche testimonianza del lavoro dell’uomo e della originaria tradizione agricola!
  • troviamo ingiusto che paghi un’importante area archeologica di età classica presente nel cuore del sito individuato dalla Sogin e un villaggio altomedievale, con tanto di antica torre di avvistamento (Belmonte), a cui nessuno interessa la sua sorte e la sua tutela.

Anche in questo caso andrà persa la nostra storia e le speranze di un rilancio turistico-ambientale del territorio gravinese!!

Il sito BA5 è stato previsto attiguo all’area tutelata S.I.C. Difesa Grande che nel 2015 fu designato come zona speciale di conservazione (ZSC).

 

Nell’immagine cartografia si può notare la vicinanza del sito BA-5 alle maggiori emergenze storico-archeologiche.


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