PUGLIA: GRAVISSIMA MINACCIA ALLA PIU’ NUMEROSA COLONIA DI GRILLAIO (Falco naumanni) D’ITALIA
a cura dei CAM
L’indagine condotta evidenzia le molteplici linee d’azione percorribili per la gestione agroambientale dell’Alta Murgia, nonché la disponibilità di vari strumenti per il loro finanziamento. Emerge, tuttavia, la necessità di coinvolgimento della popolazione locale nelle scelte che su di essa ricadono, di ripristino della legalità e di un adeguato presidio del territorio.

Il nucleare è una tecnologia anti-etica, tipico prodotto del capitalismo, che appiattisce tutto su un eterno presente e non si preoccupa di ciò che verrà.
da www.rekombinant.org
Le scorie e il nucleare: la nostra etica puzza
Wu Ming 1
da www.rekombinant.org
Terre Civiche e Proprietà Collettive del Tavoliere, Gargano, Murgia ed ‘Alta Murgia’ di Puglia. Sintesi storica e loro possibile valorizzazione nelle prospettive e realtà dello sviluppo strategico delle aree rurali
Un'interessante repertorio di immagini e fotografie relativo ai missili Jupiter che furono istallati nella Murgia in 7 basi di lancio e vi rimasero dal 1958 al 1963. La potenza di ciascun missile era stimata di 100 volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
Le foto aeree pubblicate sono state scattate nel 2004 e si riferiscono alle basi missilistiche per come si presentano oggi.
Un'interessante repertorio di immagini e fotografie relativo ai missili Jupiter che furono istallati nella Murgia in 7 basi di lancio e vi rimasero dal 1958 al 1963. La potenza di ciascun missile era stimata di 100 volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
Le foto aeree pubblicate sono state scatte nel 2004 e si riferiscono alle basi missilistiche per come si presentano oggi.
La traduzione del testo integrale di un rapporto del 18 settembre 1961, finora inedito, di Alan G. James, funzionario dell'Ufficio per gli Affari europei del Dipartimento di Stato Usa sui missili Jupiter istallati in Puglia

Tolto il segreto sui documenti americani relativi all'installazione nei primi anni '60 di testate nucleari nella base militare di Gioia del Colle.
Da un'articolo pubblicato su Corriere del Mezzogiorno, BARI (sezione: 1A Cultura - data: 2005-06-30 pag: 11
autore: di Marco Brando)

È con profonda amarezza che vi segnaliamo un fatto increscioso:
il 13 marzo 2006, ignoti hanno appiccato il fuoco, distruggendolo irrimediabilmente, ad un piccolo, ma grazioso capanno LIPU eretto in una zona abbandonata del Bosco Difesa Grande, in territorio del Comune di Gravina in Puglia.
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Un'interessante pubblicazione sulla questione delle attività estrattive in Puglia scaturita dagli Atti del workshop promosso dal CIRP:Know-how e innovazione tecnologica nel settore lapideo pugliese:università, centri di formazionee imprese a confronto svoltosi a Bari nel gennaio 2002.
Puoi scaricare la pubblicazione in formato pdf

Il numero di marzo 2006 della rivista Airone ospita un lungo reportage sul Parco nazionale dell'Alta Murgia. Il servizio è accompagnato dalle foto di Luciano Montemurro messe a disposizione dall'Archivio fotografico Torre di Nebbia

Dopo reiterate sollecitazioni, anche da parte dei CAM, finalmente il Presidente del Consiglio regionale Pietro Pepe ha nominato i rappresentanti del Comitato misto paritetico Stato-Regione per le regolamentazione delle servitù militari

L'inquietante scoperta delle "nanopatologie" nella relazione fatta al Senato dalla dottoressa Antonietta Gatti, responsabile del Laboratorio dei biomateriali presso il Dipartimento di neuroscienze dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.Le nanopolveri prodotte dalla guerra e dai poligoni di tiro entrano nei tessuti di soldati e i civili coinvolti, senza più uscirne.
(Centro Studi Torre di Nebbia)
La memoria, si sa, è una freccia capace di andare avanti e indietro nel tempo. In quest’epoca così deprimente la memoria sembra irretita come non mai e rischia, perciò, di non essere il supporto necessario per orientare le nostre azioni verso un futuro migliore. Quanto ancora poco note, per esempio, sono le storie di comunità e di territori considerati ancora oggi "marginali" dalle geografie politiche ed economiche dominanti. È, questo, il caso dell’Alta Murgia, un territorio che è stato per troppi anni preda di tumultuosi mutamenti che hanno compromesso pericolosamente il suo grande patrimonio storico-culturale e i suoi ecosistemi fisici e biologici. Con i suoi centomila ettari questo territorio "nudo", circondato da tredici comuni, è l'ultimo esempio di pseudosteppa mediterranea della Penisola, con più di 1500 specie di piante selvatiche, con 88 specie di uccelli nidificanti tra cui spicca quella del Falco Naumanni le cui colonie migratorie dall’Africa sub-Sahariana sono le più importanti del mondo e, per la presenza secolare di innumerevoli masserie da campo e di pecore, rappresenta il maggiore e peculiare sito di archeologia rurale d’Italia.
In questa “area interna” della Puglia centrale, tra l’Appia e la Traiana, almeno a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, si sono vissute esperienze intense, anche molto conflittuali, tra chi voleva destinarla ad area di risulta e chi, invocando altre conoscenze e ragioni, vi si opponeva. Fu il governo italiano a volere che qui fossero collocate le basi per i primi missili atomici.
Il 5 settembre 1959, infatti, il personale USA viene dispiegato in Italia e comincia l’istallazione del “sistema d’arma Jupiter”, operazione che si conclude il 20 giugno 1961, quando anche l’ultima base diventa operativa. Prima che nella Turchia, i missili Jupiter vengono istallati, unico sito dell’Europa occidentale, in Italia. Dieci campi di lancio, ciascuno con 3 missili a testata nucleare della potenza di 1,45 megatoni, ovvero con una capacità distruttiva cento volte superiore alle bombe atomiche che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Oltre le due basi lucane (Irsina e Matera), le altre otto vengono “ospitate” sull’altopiano delle murge baresi, quasi tutte dislocate lungo il tracciato della Via Appia (Spinazzola, Gravina, Altamura, Acquaviva, Gioia del Colle, Laterza, Mottola).
Nel gennaio 1963 gli USA, durante la crisi di Cuba, decidono di smantellare le basi. Fu quello forse il momento in cui in Italia si produsse piú intensamente un dialogo pubblico a piú voci sul tema della pace e del disarmo, disarticolandolo così dal monopolio quasi sempre strumentale cui l’avevano ridotto fino ad allora i partiti politici di entrambi gli schieramenti. Quel movimento, composto certamente di varie “anime”, si rese perciò piú concreto, non limitandosi solo a rivendicare il disarmo e la pace ma indicando sul proprio territorio la presenza fisica di quel che si contestava: le basi missilistiche sulla Murgia.
Fu così che, dopo assemblee pubbliche svoltesi in varie località delle province di Bari e di Matera, si svolse nelle principali di Altamura (e NON, come alcuni scrivono, da Gravina ad Altamura) la Marcia della Pace la domenica del 13 gennaio 1963. Fautore dell’iniziativa fu un gruppo di intellettuali pugliesi e lucani raccolti in un “Comitato Promotore per la Marcia della Pace”, patrocinato da Tommaso Fiore e dal prof. Fabrizio Canfora, a cui aderirono le Camere del Lavoro, varie sigle sindacali, le sezioni dei partiti di sinistra (PCI, PSI, PSDI), oltre alle migliaia di cittadini che firmarono l’Appello del “Comitato degli intellettuali baresi” Nel giugno dello stesso anno, l’ultimo missile Jupiter sarà rimosso dalla Murgia e imbarcato oltre oceano. Questa vicenda, svoltasi nel giro di poco meno di un lustro, sembra non aver lasciato traccia nella memoria dei contemporanei e, a distanza di più di mezzo secolo, di quelle basi, tranne qualche eccezione, non restano che ruderi senza testimoni.
Nel cuore del Meridione d’Italia si decise, allora, di collocare 30 bombe nucleari puntate verso l’Est e pronte ad esplodere, anche in loco, così da far sparire dalla faccia della terra ogni forma di vita in un raggio di centinaia di chilometri. (Nonostante la documentazione italiana sull’argomento resta ancora segretata, si rinvia a: L. Nuti, La sfida nucleare. La politica estera italiana e le armi atomiche 1945-1991, Il Mulino, Bologna, 2007; P. Castoro, La Murgia nella Guerra Fredda, dai missili atomici agli itinerari della pace, Torre di Nebbia, Matera, 2008).
Alcuni anni dopo, i missili lasciarono il posto a cinque Poligoni di tiro militare...
Fino agli anni ’70, infatti, il Patto di Varsavia e il conseguente “pericolo comunista” spingono le Forze Armate italiane e la NATO a guardare al Nord est italiano come zona ad alto rischio dove accumulare le principali servitù militari. Con la crisi petrolifera prima e la fine del Patto di Varsavia poi, con il crescere delle tensioni nell’area del Mediterraneo, si assiste ad uno spostamento dell’attenzione della NATO, con la creazione di una “task force” capace di intervenire nei punti caldi delle nuove tensioni che ha, tra altre numerose basi militari, nel porto di Taranto e nell’aeroporto di Gioia del Colle i suoi capisaldi offensivi.
In questo quadro internazionale mutato, vengono riviste anche le servitù militari presenti sull’Alta Murgia: l’esercito ha sempre più bisogno di ritagliarsi uno spazio consistente di territorio e di averlo a propria completa disposizione, dove poter fare esercitare le brigate motorizzate, i nuovi aerei Tornado...
La presenza complessiva delle servitù militari (stabilite dalla Legge 24 dicembre 1976, n° 898 e successive modifiche) si accresce quindi sempre più in tutta la Puglia che, nel giro di pochi anni, diventa una delle regioni più militarizzate d’Italia.
È degli anni ’80 una vasta mobilitazione di agricoltori e allevatori che protestano contro l’espropriazione media di 150 giorni all’anno dei loro terreni e di una presenza militare che rende di fatto impossibile ogni ipotesi di sviluppo agricolo e zootecnico ma anche turistico dell’area.
Il crescente interesse militare all’Alta Murgia si concretizza in una delibera regionale (n° 400 del 23 febbraio 1983) con la quale si destina, a poligoni militari permanenti, un’area complessiva di 14.000 ettari. Una elargizione incomprensibile da parte della Regione Puglia, in quanto le autorità militari chiedevano ufficialmente, nel loro promemoria (1980): “la disponibilità certa e stabile di un poligono di 4000 /4500 ettari”.
I poligoni sono quelli di “Parisi Vecchio”, di “Madonna di Buoncammino” e di “Torre di Nebbia”, quest’ultimo, di circa 10.000 ettari, nei pressi della polveriera di Poggiorsini. Gli altri due poligoni sono quelli di “Sentinella” e di “Monte Scorzone”.
L’opposizione a detta delibera comincia a concretizzarsi nella mobilitazione popolare che sfocia in una prima “Marcia della Pace” nel dicembre del 1985 da Gravina ad Altamura.
È del 1986 la lettera di don Tonino Bello, “Il sogno di Isaia”, firmata da circa 10.000 persone e presentata al Consiglio Regionale e, soprattutto, di un suo documento, firmato da altri sette vescovi pugliesi, “Terra di Bari, terra di pace”, che trova uno straordinario consenso. La grande seconda “Marcia per la pace” Gravina-Altamura del 19 dicembre 1987, organizzata dal “Coordinamento contro la Militarizzazione e per lo Sviluppo dell’Alta Murgia”, registra un coinvolgimento di massa.
La manifestazione riesce, tuttavia, solo a congelare l’esproprio ma non ad abrogare la delibera regionale.
Da quel momento in poi l’impegno dei Comitati territoriali dell’Alta Murgia (CAM) e del Centro Studi Torre di Nebbia, è consistito principalmente nel cercare di individuare le linee di un progetto di sviluppo eco-compatibile in grado di rispondere alle esigenze di tutela del territorio e alla vocazione di pace delle popolazioni che lo abitano. In questa direzione si sono mosse le altre due Marce Gravina–Altamura, la prima l’8 novembre 2003, con la partecipazione di circa 15 mila persone, e la seconda, il 14 maggio 2004, con oltre 10 mila.
La Marcia del 2003 fu la risposta di massa soprattutto contro lo sversamento su ampie superfici dell’Alta Murgia (Contrada Cervone e Murgia Franchini) di rifiuti tossici e nocivi (Caso della “Murgia avvelenata”, balzato alla cronaca nazionale). Una pratica che neppure la presenza dell’Ente parco è riuscita a fermare come dimostra, purtroppo, lo sversamento di rifiuti nocivi ad opera dell’eco-mafia avvenuto quest’anno nell’aria murgiana di Minervino.
Questa lunga vertenza contro i poligoni si è intrecciata con altre gravose emergenze (spietramento selvaggio delle superfici calcaree, cementificazioni inutili e dannose, varie forme di inquinamento) contro le quali, in maniera ostinata, si è mosso un vasto schieramento di forze politiche e sociali che ha contribuito alla crescita di una maggiore consapevolezza tesa a tutelare lo straordinario patrimonio storico-architettonico e ambientale dell’Alta Murgia, perseguendo un progetto di grande rilievo politico e culturale che ha conseguito come risultato la istituzione del primo parco rurale d’Italia. Un parco nato nel 2004 e che, tuttavia, non è cresciuto abbastanza finora nella direzione auspicata. A parte una gestione dell’Ente che in più di 20 anni non è riuscita a elaborare e realizzare progetti necessari per un cambiamento culturale e durevole nelle comunità e nel territorio (Bonifica, filiere corte del grano e della carne, ecc). Basti pensare che l’attuale Commissario si è battuto ferocemente per anni contro l’idea stessa del parco rurale…
L’Alta Murgia, insomma, continua a leccarsi, infatti, le sue ferite, a partire dalla presenza delle servitù militari la cui superficie copre quasi un terzo dei 68 mila ettari dell’area protetta nazionale. Insomma in un parco in cui, giustamente, è vietata la caccia, si spara (non sappiamo bene cosa e come) in grande stile e per molti giorni all’anno, condizionando pesantemente le attività agro-pastorali e turistiche e compromettendo la necessità di tutela di un’area divenuta Geoparco-patrimonio UNESCO e sottoposta anche ai vincoli europei SIC e ZPS. Risolvere con urgenza tale contraddizione rimane perciò uno degli obiettivi primari che ci impegnano ancora oggi al fine di sottrarre l’area protetta alle logiche della guerra permanente e preventiva.